Introduzione
Viaggiare in Italia è come partecipare ad un banchetto le cui portate sembrano non finire mai. Per quanto riusciate a gustare
i tesori artistici e architettonici, le delizie gastronomiche e le meraviglie naturali di cui il paese è ricco, vi rimarrà sempre la sensazione di esservi fermati agli antipasti. Poche destinazioni
di viaggio possono vantare una simile varietà di offerte culturali e turistiche, in grado di soddisfare ogni esigenza, e sono pochi i visitatori che lasciano il bel paese senza un forte desiderio di
tornare.
Potrete visitare rovine romane, ammirare capolavori dell'arte rinascimentale, soggiornare in piccole città medievali arroccate sulla cima delle colline, sciare sulle Alpi, esplorare i canali di
Venezia e vedere più chiese di quanto possiate immaginare. In Italia, naturalmente, è anche gradevole abbandonarsi ai piaceri più mondani offerti dal buon vino e dalla buona tavola e andare in cerca
della dolce vita.
Quando andare
Le stagioni migliori per programmare un viaggio in Italia sono la primavera (aprile-maggio) e l'autunno (ottobre-novembre),
quando i colori della natura sono particolarmente belli, le temperature miti e ci sono pochi turisti. Cercate di evitare agosto perché il caldo può essere soffocante, i prezzi lievitano e tutto il
paese è invaso da orde di vacanzieri. Agosto, poi, è anche il mese in cui la maggioranza degli italiani va in vacanza, e perciò molti negozi e uffici sono chiusi.
La stagione sciistica dura in genere da dicembre alla fine di marzo; per i bagni in mare, il periodo migliore va da giugno a settembre e per le gite sulle Alpi i mesi più indicati sono quelli da
luglio a settembre. Nelle regioni meridionali il clima è solitamente mite anche in inverno, ma non potete escludere di trovare freddo e gelo, specie nelle zone interne. Un altro consiglio è di
organizzare il vostro itinerario in modo da partecipare a qualcuna delle numerose feste e manifestazioni che affollano il calendario italiano; in particolare, durante il periodo pasquale in molte
città e regioni si tengono processioni figurate e sacre rappresentazioni, e ogni comune dedica un giorno di festa al proprio santo patrono.
Feste e manifestazioni
Il calendario italiano è ricco di festività religiose, culturali e storiche. Il Carnevale è legato in particolare alle città di Venezia e di Viareggio, mentre le più caratteristiche processioni della Settimana Santa sono quelle di Taranto, di Chieti e della Sicilia. Firenze festeggia la Pasqua con una profusione di fuochi d'artificio durante lo Scoppio del Carro. Particolarmente pittoresche sono le feste in onore dei santi patroni: nel mese di maggio si tengono quelle di San Nicola a Bari, di San Gennaro a Napoli e la Processione dei Serpari in Abruzzo, mentre a giugno si festeggia a Padova la Festa di Sant'Antonio. Per quanto riguarda le celebrazioni legate alla storia, vi sono la Corsa dei Ceri e il Palio delle Balestre di Gubbio e la Cavalcata Sarda a Sassari (maggio), la Regata delle Antiche Repubbliche Marinare (che si svolge a rotazione a Pisa, Venezia, Amalfi e Genova e ha luogo in giugno), il Palio di Siena (luglio e agosto) e la Regata Storica di Venezia (settembre).
Visti
insieme ad Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Olanda, Portogallo e Spagna, l'Italia fa parte dell'area in cui è applicata l'abolizione dei controlli alle frontiere prevista dall'accordo di Shengen. Gli abitanti dei paesi dell'UE possono entrare e uscire dall'Italia senza visto, mentre i cittadini di Stati Uniti, Australia, Canada, Giappone e Nuova Zelanda possono soggiornare in Italia per un massimo di 90 giorni senza il visto.
Rischi sanitari
nessuno
Fuso orario
Un'ora in più rispetto al meridiano di Greenwich (due ore nel periodo estivo)
Elettricità
220V, 50Hz
Pesi e misure
sistema metrico decimale
Il viaggio
In Italia il principale aeroporto intercontinentale è il Leonardo da Vinci (Fiumicino) di Roma, ma regolari collegamenti
intercontinentali servono anche Milano. Sono poi numerosissimi i voli (sia di linea sia charter) che collegano direttamente le altre città europee ai vari capoluoghi regionali del paese. Nella
penisola, oltre all’Alitalia, che è la compagnia di bandiera, operano molte compagnie aeree europee e internazionali.
Se non è proprio sempre vero che tutte le strade portano a Roma, sono comunque molte le alternative per raggiungere l’Italia in treno, in autobus o con un mezzo proprio. L’autobus in genere è
l’opzione più economica, ma i servizi sono meno frequenti e decisamente meno comodi del treno.
I traghetti collegano l'Italia con la Corsica, la Grecia, la Turchia, la Tunisia, Malta, l'Albania, la Croazia, la Slovenia e la Spagna.
Trasporti locali
I voli nazionali sono costosi e probabilmente vale la pena servirsene soltanto se si devono coprire lunghe distanze e si ha
poco tempo a disposizione. In Italia è possibile raggiungere praticamente qualsiasi destinazione in treno o in autobus e i servizi sono efficienti e abbastanza economici (anche se non sempre veloci).
Il treno è il mezzo più comodo e le stazioni di solito si trovano all’interno o nei pressi dei centri storici cittadini. E’ invece un po’ più complicato orientarsi tra i vari servizi di autobus,
perché le compagnie sono numerosissime, ma questo rimane un mezzo di trasporto molto economico. Se ne avete la possibilità, viaggiare con la propria automobile garantisce il massimo della libertà e
della flessibilità, permettendovi di lasciare le rotte principali per scoprire piccoli gioielli nascosti in mezzo alle colline o spiagge incontaminate. D’altra parte, in questo caso, dovete tenere
conto sia dei costi (i rifornimenti e i pedaggi autostradali sono piuttosto costosi), sia dello stress che vi può procurare guidare e parcheggiare l’automobile in una grande città italiana.
Le navi per la Sicilia partono da Genova, Napoli e Villa San Giovanni in Calabria, mentre per raggiungere la Sardegna si può partire da Genova, Livorno, Civitavecchia e Napoli. Le isole Eolie,
l’Elba, le Tremiti, le Pontine e le isole del Golfo di Napoli (Capri, Ischia e Procida) sono servite da traghetti e aliscafi.
La Storia
L'Italia ha raggiunto l’unità nazionale in tempi relativamente recenti (nel 1861): la sua posizione strategica nel
Mediterraneo ne ha fatto sin dall’antichità l’ambito bersaglio di colonizzatori e invasori. Gli etruschi, la cui civiltà sorse tra il XII e l'VIII secolo a.C., furono il primo popolo a dominare la
penisola, ma finirono con l’essere assorbiti dall’espansione di Roma. Ad eccezione di una serie di necropoli e tombe, essi hanno lasciato ben poche testimonianze della loro presenza. Gli antichi
greci, loro contemporanei, fondarono sulla costa meridionale alcune colonie che sono indicate ancora oggi dagli storici come Magna Grecia e che prosperarono come città-stato indipendenti, fino a
quando Roma non impose la propria egemonia.
Dopo il periodo monarchico (iniziato con Romolo, che fondò l’Urbe il 21 aprile del 753 a.C., e terminato con Tarquinio il Superbo, il cui regno finì nel 510 a.C.), la prima repubblica romana nacque
nel 509 a.C., proseguendo il cammino verso quello che sarebbe stato uno dei più vasti domini del mondo antico. Tra il III e il II secolo, con la vittoria sulla Macedonia e le guerre puniche (che
portarono alla distruzione di Cartagine, la grande città rivale di Roma, che sorgeva vicino all'odierna Tunisi), i romani si aprirono la strada all'espansione nella penisola ellenica e in Nordafrica.
Intanto, le condizioni di relativa stabilità e pace nella penisola favorirono lo sviluppo sociale ed economico di Roma, con la realizzazione di infrastrutture e notevoli progressi nell’ordinamento
politico e amministrativo.
Nel I secolo a.C. la Roma repubblicana entrò in crisi, e con l’opera di Giulio Cesare prima e di Ottaviano Augusto poi, la repubblica dovette cedere il passo all’impero, retto dal capo supremo
dell’esercito, o imperator. I secoli che vanno dalla nascita di Cristo alla caduta dell’Impero romano d’Occidente (V secolo) furono segnati da un notevole sviluppo delle arti e della cultura e
portarono Roma alla massima espansione territoriale: il Nord Africa, l’Asia minore, l’Europa continentale e parte dell’odierna Inghilterra finirono sotto il controllo romano. Fu un periodo luminoso,
ma segnato anche da continue guerre di conquista (e di difesa) e da eventi drammatici (come le persecuzioni dei cristiani, le guerre giudaiche o lo sfruttamento degli schiavi) destinati a passare
alla storia come ‘lato oscuro’ della gloria di Roma.
Ai tempi di Costantino il Grande (280-337 d.C.) l'impero aveva assunto dimensioni così vaste che per amministrarlo si rese necessario dividerlo in due sezioni, occidentale e orientale. Il susseguirsi
di regicidi, la lotta tra potere politico e militare e l’indebolirsi delle frontiere sotto la pressione dei popoli confinanti prepararono la strada alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476
d.C.).
Nel 313 Costantino si convertì al cristianesimo e la capitale imperiale fu trasferita da Roma a Costantinopoli (l'odierna Istanbul). Fiaccato dalle pestilenze, dalle carestie e dalle incursioni delle
tribù del nord, il settore occidentale dell'impero cessò di esistere nel 476, quando Odoacre, un guerriero germanico, si proclamò re d'Italia. Con ironia, gli storici fanno notare che Roma, fondata
da Romolo e resa sovrana da Augusto, terminò il suo percorso (almeno in occidente) con il regno dell’oscuro imperatore Augustolo. L'Impero Romano d'Oriente ebbe vita più lunga e continuò a prosperare
fino a quando fu sconfitto dai Turchi, che nel 1453 si impadronirono di Costantinopoli (Bisanzio).
Nel V secolo iniziò per la penisola italica un lungo periodo di declino e non è un caso se i libri di storia hanno potuto parlare di 'secoli bui': città in rovina, campagne spopolate, la cultura, un
tempo celebre e diffusa, confinata in oasi di pace come monasteri e abbazie. Ondate di longobardi, franchi, saraceni, germani e normanni invasero la penisola con l'intenzione di assumerne il
controllo o di fare sacco delle ricchezze rimaste. Quando Carlo, il re dei Franchi, riuscì a imporre il proprio dominio e a farsi incoronare imperatore la notte di Natale dell’anno 800, il sud
conosceva il dominio degli arabi. Di lì a poco, in Sicilia sarebbero sbarcati i normanni.
Dopo l’epoca travagliata e instabile che va dalla caduta di Roma all’alto Medioevo, la vita politica in Italia iniziò a stabilizzarsi nel XII secolo, quando iniziò un altro capitolo importante per la
storia della penisola. Col disgregarsi dei poteri feudali, alcune città si costituirono in liberi comuni, sostenute dalla classe mercantile e appoggiate ora del papa ora dell'imperatore. La Chiesa
consolidò il proprio potere temporale nel centro della penisola e il Sacro Romano Impero, che dai tempi di Carlo Magno non aveva cessato di esistere, fecero a più riprese sentire la propria
influenza, condizionando la vita politica e culturale dei comuni italiani. L’affermarsi dell’autonomia delle città e la nascita di un’intraprendente classe di mercanti (di cui la famiglia Medici, a
Firenze, è forse l’esempio più significativo) portarono al rifiorire della vita economica e culturale in Italia. Questo processo culminò nel XV secolo, con l’esplosione del Rinascimento. Pittori,
architetti, poeti, filosofi e scultori produssero opere di enorme pregio, nonostante i continui dissesti provocati dalle lotte tra città rivali e dalla discesa in Italia di francesi, tedeschi e
spagnoli.
Nei secoli successivi la penisola subì la dominazione della Spagna prima e dell'Austria poi. Bisognò attendere la fine del XVIII secolo, con la campagna d’Italia di Napoleone (1797), per ritrovare
un’Italia unita e retta da un unico potere politico. Ma l’illusione durò poco.
La riorganizzazione del paese nel periodo post-napoleonico, con il ritorno sul trono dei sovrani restaurati, determinò la nascita in Italia di movimenti e gruppi politici determinati a lottare per
l’unificazione nazionale. Le figure più note, destinate a segnare tutto il XIX secolo e il Risorgimento italiano, sono Mazzini, Garibaldi e il conte di Cavour. Quando il Regno d'Italia fu proclamato,
nel 1861, Torino divenne la prima capitale della nuova nazione, ma dovette cedere il passo dopo pochi anni prima a Firenze e poi a Roma. Il cammino verso l’unità nazionale, tuttavia, non era ancora
concluso: Venezia fu presa all'Austria soltanto nel 1866, la città di Roma fu sottratta al papa nel settembre del 1870 (con il celebre episodio della breccia di Porta Pia) e per Trento bisognò
attendere la fine della prima guerra mondiale.
L'unificazione politica e amministrativa non poté cancellare d'un sol colpo le enormi differenze culturali e sociali esistenti fra il nord, in fase di industrializzazione, e il sud, gravemente
afflitto dalla povertà. Nei decenni seguenti la giovane nazione conobbe fasi di acute crisi economiche e di instabilità politica, che si protrassero fino alla Grande Guerra e ai disordini sociali dei
primi anni '20. Nel 1922, dopo la marcia su Roma delle squadre fasciste, il re Vittorio Emanuele III affidò le redini del paese a Benito Mussolini, leader del Partito Fascista. Mussolini dichiarò
illegale ogni forma di opposizione, assunse il controllo della stampa e dei sindacati, perseguitò gli oppositori politici, introdusse leggi razziali e instaurò per un ventennio la dittatura di un
solo partito.
Nel giugno del 1940 l’Italia del Duce entrò nella seconda guerra mondiale a fianco della Germania di Hitler, per trarre beneficio da quella che sembrava un’imminente vittoria del Terzo Reich. I
rapporti tra i due dittatori si deteriorarono dopo una serie di sconfitte militari, inflitti alle forze dell’Asse dagli Alleati anglo-americani. Il periodo 1943-1945 fu tragico per la storia
d’Italia. Dopo la caduta di Mussolini e la firma dell’armistizio (8 settembre 1943) con gli anglo-americani, la penisola divenne un terreno di lotta senza quartiere: i tedeschi controllavano il nord
del paese, vessando la popolazione, e gli Alleati impiegarono altri due anni a vincere la guerra. Parte della popolazione italiana si impegnò in una dura lotta di opposizione al dominio di tedeschi e
fascisti, che erano riusciti a risalire in sella e a creare, con l’appoggio di Hitler, la Repubblica di Salò (dal nome della città sul lago di Garda). Il 1945 fu l’anno risolutivo del conflitto:
Mussolini fu catturato e ucciso dai partigiani della Resistenza, gli Alleati sconfissero le forze dell’Asse e Milano fu liberata il 25 aprile 1945.
Negli anni del dopoguerra l'Italia, che dopo il referendum del 2 giugno 1946 era diventata una repubblica, fu governata da un regime politico di centro-destra e conobbe un periodo di boom economico,
seguito però negli anni ’70 da una grave recessione, dall’esplosione di fenomeni di violenza terroristica (Brigate Rosse) e dal dilagare dell’instabilità anche all’interno dei poteri statali.
Gli anni ‘80 furono caratterizzati da governi di centro-sinistra, basati sull’asse DC-PSI, che videro la partecipazione anche di partiti laici minori. La crisi delle ideologie e dei valori politici
contribuì ad accentuare nella società civile la disaffezione nei confronti dello stato e la sfiducia nelle istituzioni.
Ai grandiosi mutamenti internazionali degli anni ‘90, l’Italia rispose con alcune rilevanti novità politiche (come la trasformazione del PCI in Partito Democratico della Sinistra), accompagnate però
dall’aggravarsi dei sintomi di disagio nella società civile e nelle istituzioni. La classe politica fu delegittimata dallo scandalo di Tangentopoli, che svelò un diffuso sistema di finanziamenti
illeciti ai partiti di governo.
Alla fine degli anni ’90, durante il governo di Romano Prodi, l’Italia fu tra i paesi promotori della svolta che portò al consolidarsi dell’Unione Europea e all’introduzione dell’euro come moneta
unica dell’Unione. Nel maggio del 1999 la presidenza della repubblica fu assunta da Carlo Azeglio Ciampi, con reazioni positive da parte della comunità internazionale. Dal maggio 2001 Silvio
Berlusconi, leader di Forza Italia e alla della coalizione di centro-destra, è il 59° primo ministro della Repubblica Italiana.
Nel 2003, il Parlamento ha approvato una legge che tutela l'immunità giudiziaria delle alte cariche dello stato e molti hanno pensato che tale provvedimento privilegiasse in modo smaccato il governo
in carica. Alla fine del 2003, il colosso alimentare Parmalat fu accusato di illeciti finanziari, dando luogo ad un enorme scandalo e creando forte preoccupazione per risparmiatori e per la forza
lavoro legata all'azienda.
Nel novembre 2003, un attentato ha coinvolto la base italiana di Nassiriya, in Iraq. Un grosso camion, seguito da un'auto blindata, si è avvicinato all'ingresso della base e ha aperto il fuoco contro
i militari della postazione di guardia. L'episodio ha sollevato forti polemiche sull'opportunità della presenza italiana nel paese mediorientale, ma il governo non ha modificato la propria linea di
appoggio all'intervento americano.
Nell'aprile 2005, le elezioni regionali hanno avuto un esito fortemente negativo per la coalizione di governo, sconfitta in 12 delle 14 regioni coinvolte. Tale evento ha portato alle dimissioni del
Presidente del Consiglio, il 20 aprile. Pochi giorni dopo, tuttavia, Berlusconi ha formato un nuovo governo, avvalendosi della maggioranza parlamentare ottenuta alle elezioni del 2001.
Le elezioni del 2006 hanno segnato un'alternanza al governo: il centro-sinistra, guidato da Romano Prodi, è subentrato al centro-destra capeggiato da Silvio Berlusconi. Anche il Quirinale ha
assistito nel corso dell'anno a un avvicendamento: quello tra il Presidente della Repubblica uscente Carlo Azeglio Ciampi e il neoeletto Giorgio Napolitano.
Nel 2008 il governo Prodi si è dimesso è sono state indette nuove elezioni previste per aprile.



